domenica 4 dicembre 2011

C'era una volta un vecchio prete...

Prestava servizio pastorale nel paesino di montagna dove trascorrevamo tutte le vacanze: veniva su per aiutare il parroco, quando l'affluenza di villeggianti si faceva cospicua.

Era anziano e probabilmente già malato (morì alcuni anni dopo), ma aveva una grande energia quando parlava delle cose di Dio.
Io ero all'inizio del mio cammino, e istintivamente mi affidavo a lui con tutta  la radicalità entusiasta dei miei vent'anni.

Amava molto la Vergine, don Guido, e ci insegnava a guardare a Lei intensamente, certi che ci avrebbe portati a Cristo.  
In prossimità delle solennità mariane andava giù duro, altro che capodanni e ferragosti!  Ripeteva sempre che il modo migliore per festeggiare la Madonna in quelle occasioni, era confessarsi. E confessarsi bene.

Questi insegnamenti mi sono rimasti dentro negli anni, e tuttora lavorano in me, anche se non ho più né l'età né la freschezza di allora.
E ogni volta che si avvicina una solennità mariana (come in questi giorni di preparazione all'Immacolata) una vocina comincia a suggerirmi quale sia il modo migliore per festeggiare Colei che non mi ha mai mollata un istante.

Non c'è nessun obbligo, ci mancherebbe. Se non lo faccio, mica mi sento in colpa!  Però mi sento un'imbecille, questo sì.  Un'imbecille che ha a portata di mano un immenso tesoro di Grazia, e per superficialità non ne approfitta.

2 commenti:

  1. Ciao. Bentrovata
    Ho ereditato da un cugino barbone, morto prematuramente, una Madonnina di gesso,bisunta, scolorita, ma calda delle preghiere di quel povero infelice e della sua famiglia.
    Ha le mani giunte e la tengo sul comodino.
    Quando mi sveglio la notte e non solo, penso che lei è accanto a me e non si stanca mai di intercedere.
    Antonietta

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  2. Davvero Anto: hanno un valore speciale gli oggetti di devozione molto "usati", sono come intrisi della fede di chi ci ha preceduti...

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