venerdì 24 febbraio 2012

Quaresima: dove puntare lo sguardo

Eccoci in  Quaresima.
Signore, donami un cuore (di pizza) nuovo, ma non permettermi di sforzarmi come se tutto dipendesse da me.

«...La conversione è passare dal puntare l’occhio su di sé al puntare l’occhio su Cristo. Tutto il significato della storia è in questa conversione: guardare Lui, guardare Lui che sta venendo, che sta manifestandosi, invece che se stessi.
La conversione non è la quantità di coerenza. È spazzato via ogni concetto moralistico ed è messa a nudo la radice della moralità, che non è altro che essere protesi a Cristo, a Colui che ci viene incontro, e non guardare a se stessi...»

[L. Giussani - «Persuasi dal Redentore» dal libretto del cd Rosas das rosas della collana “Spirto Gentil”»]

sabato 18 febbraio 2012

Preghiera insolita

Siamo in cabinovia, circondati da montagne splendide, sovrastati da un cielo blu che incanta.
Le piste da sci, innevate a meraviglia, ci attendono.
E' ancora mattino, ma il sole già scalda.

- Certo che è stato generoso con noi, il buon Dio - commenta la mamma.

Ed il figlio adolescente se ne esce con una battuta delle sue, che però assomiglia un po' ad una preghiera insolita, di ringraziamento e di supplica insieme:
- Bravo Signore, sei in gamba.  Continua così!


sabato 11 febbraio 2012

Asianews

Per chi non la conoscesse:  Asianews è un'agenzia di stampa specializzata sull'Asia. 
Mi piace perché va oltre le notizie che troviamo sui soliti media, va più a fondo, "fuggendo l'esotismo e il disprezzo, che caratterizzano molta informazione sull'Asia"...

Ogni giorno vi si parla "dell'impegno per l'annuncio diretto di Gesù Cristo; dell'incontro (e talvolta lo scontro) delle Chiese dell'Asia con le religioni tradizionali; degli abissi di ricchezza e povertà, delle nuove mentalità consumiste, delle vecchie ideologie che ancora soffocano tanti popoli asiatici".

Vele la pena seguirla, anche per non dimenticare che le persecuzioni contro i nostri fratelli cristiani proseguono ogni giorno...

giovedì 9 febbraio 2012

Una ferita ancora aperta

Ogni anno il 10 febbraio si celebra «il giorno del ricordo», in memoria delle vittime delle foibe.  La giornata - istituita come “solennità civile” con una legge del 2004 - merita almeno un momento di riflessione, perché questa pagina della nostra storia è una ferita ancora aperta.
Siamo nel periodo che va dal 1943 e il 1947, in Istria e in Dalmazia. 
Subito dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, i partigiani slavi decidono di far piazza pulita di quanti considerano “nemici del popolo”: fascisti in particolare, e Italiani non comunisti in generale.
Iniziano a dar loro la caccia;  li catturano con sistematica ferocia, li torturano, li massacrano, e poi li gettano nelle foibe: cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo, voragini ideali per inghiottire vivi e morti a migliaia.
Nel 1945 la Jugoslavia occupa Trieste, Gorizia e l’Istria;  la persecuzione si scatena con crescente violenza.  Sono quasi diecimila gli Italiani gettati nelle foibe: vi sono fascisti, liberaldemocratici, socialisti; molti sacerdoti e fedeli cattolici; e poi anziani,  donne, bambini.  Un’autentica carneficina, dall’evidente connotazione di “pulizia etnica” per volontà del maresciallo Tito, che desidera eliminare tutti i “non comunisti” dalla futura Jugoslavia.
La tragedia si protrae fino al 1947, quando - con la fine della seconda guerra mondiale - l’Istria e la Dalmazia vengono cedute alla Jugoslavia.   Centinaia di migliaia di Italiani, a questo punto, non hanno altra scelta che la fuga dall’orrore, e si trasformano in esuli.
Il nostro Paese accoglie i profughi, ma troppo in fretta dimentica la storia degli Italiani uccisi nelle foibe istriane. Per mezzo secolo quelle angoscianti vicende rimangono imprigionate nel silenzio della storiografia; il mondo intellettuale italiano e la nostra classe politica preferiscono dimenticare, e tacere.
Dobbiamo attendere i primi anni del nuovo secolo, perché in Italia si inizi ad uscire dal silenzio, a ricordare quella tragedia, ad elaborarne la storia.
 Cartolina commemorativa (1948)

Per saperne di più:


sabato 4 febbraio 2012

Il primo bacio

Buffo che me ne sia ricordata, proprio oggi:  esattamente trent'anni fa, una Cuoredipizza adolescente viveva l'esperienza del tutto nuova del primo bacio.

E' una giornata quasi primaverile del 1982 (sembra incredibile, a guardare quanta neve c'è oggi!):  cielo azzurro, sole tiepido, tanta voglia di rimanere a chiacchierare sulla scalinata del liceo, all'uscita da scuola.
Poi gli altri compagni se ne vanno, ad uno ad uno, e rimane solo lui:  quello dell'ultimo banco, quello che mi piace da morire, quello che mi faceva già battere il cuore l'anno scorso, ma io lo evitavo perché portavo gli occhiali e mi sentivo bruttissima (invece adesso ho le lenti a contatto, e va un pochino meglio).

Siamo lì impalati, l'uno davanti all'altra, ai piedi della scalinata;  gli zaini per terra, le farfalle nello stomaco.

Non ci diciamo nulla di particolare, nulla che rimanga nella mia memoria per gli anni a venire.  Però lui mi stringe a sé, avvicina le sue labbra alle mie, e lentamente - un po' impacciato, ma gentile - si fa strada.
Non provo sensazioni scolvolgenti - in fondo si tratta solo di una lunga effusione piuttosto umida - però mi sento emozionata, piena di primavera dentro.
Sono diventata grande...

giovedì 2 febbraio 2012

Ma quant'è bella, la neve!!!

D'accordo, ci sono innumerevoli disagi in questi giorni di abbondanti nevicate.
Questa mattina le strade erano talmente pericolose che ho scelto di recarmi al alvoro con i mezzi pubblici:  pigiata come una sardina in un autobus e in un tram... un'ora e mezza di traversata in un paesaggio che faceva pensare alla Siberia!
Eppure, che magia questi spazi bianchissimi e intonsi, questi alberi carichi di neve, questi fiocchi che continuano a venir giù ininterrottamente da ore...  Persino una grande fabbrica automobilistica sembra bella, così coperta d'una coltre immacolata...
Mi piace, mi piace da impazzire il Creato!