venerdì 23 marzo 2012

Nost - algia

Questa mattina sono riuscita - grazie ad un giorno di chiusura collettiva aziendale - a rallentare il ritmo (solitamente convulso) della mia vita, e a ritagliare un po' di tempo per me.

Nella penombra di una chiesa, ho provato a pregare.
Durante la Messa non osavo proclamare a Cristo un amore che non provo, o promettergli una fedeltà di cui non sono capace.  Però gli ho detto:  "Ho nostalgia di te".

All'improvviso mi è tornato in mente quanto mi aveva spiegato il Figlio Maggiore studiando epica: la parola "nostalgia" deriva da "nostòs" (ritorno) e "algos" (dolore). 
L'Odissea è, in effetti, un poema intriso di nostalgia.  Ma la tua vita, la mia vita, forse non lo sono?

La nostalgia non attiene banalmente alla sfera sentimentale - o sentimentalistica - dalla lacrimuccia facile;  è quasi una posizione esistenziale, un bisogno di ritorno che brucia dentro fino a far male.

Se ho nostalgia di un luogo, di una persona, è perché in quel luogo, con quella persona, mi sentivo a casa;  e lì vorrei tornare.
A maggior ragione, come mi rende inquieta la nostalgia di Dio!  Lui che è così Presenza eppure così Mistero...

mercoledì 14 marzo 2012

Sono una porcella!

Dovete credermi:  provarci, ci provo.
Non che io sia un fulgido esempio di ascetica e morigeratezza;  però so che un po' di essenzialità non guasta.
Prendete questa mattina, per esempio: sveglia presto, colazione con uno yogurth, e subito "sul pezzo"! (Chi è mamma lavoratrice capisce molto bene che cosa intendo).

Poi arrivo in ufficio, e scopro che il mio collega compie gli anni.  Per questo ha portato un enorme vassoio di brioches ancora tiepide.
Auguri, scambi simpatici di batture fra colleghi, un bel clima di squadra.  Poi il pacco della pasticceria  viene aperto, e si sprigiona  un profumo da far resuscitare un morto.

Una collega prende un coltello:  «Me ne taglio un pezzo di questa e un pezzo di quest'altra, così le assaggio entrambe...».
Ottima idea:  provo subito la brioche alla marmellata.
Poi assaggio il fagottino ripieno alla Nutella.
Poi il bombolone alla crema.

Ho un attimo di esitazione, ma lo supero ripensando a quel caro amico di mio marito, che in gioventù diceva sempre:  «Se proprio dovete peccare, almeno fatelo bene».  [Non so se lo dice ancora: ho saputo che adesso è un ottimo sacerdote, reduce da parecchi anni in missione in Kazakistan]

Provo la ciambellozza con schegge di cioccolato.
Poi il cannolo.
Poi...

Devo ammetterlo: quelle brioches erano eccellenti.  Una più deliziosa dell'altra.  Ce le siamo davvero godute, e lo "sporcellamento" fuori programma ci ha messi tutti di buon umore. Non sono rimaste nemmeno le briciole.

Adesso lo devo proprio riconoscere: sono una porcella.
E dire che avevo fatto il proposito di non mangiare dolci in Quaresima...
E dire che mi sarebbe piaciuto cominciare a perdere qualche chilo in vista della "prova costume"...
E dire che...

Ma da domani ricomincio.
Secondo voi ce la farò?

mercoledì 7 marzo 2012

Se proprio volete farmi gli auguri...

Non ho mai festeggiato la festa della donna.
L'ho sempre recepita come una ricorrenza un po' posticcia, povera di contenuti e di storia.
Ma se proprio volete farmi gli auguri, fatelo sotto forma di preghiera, e ve ne sarò riconoscente con tutto il cuore (di pizza).

Chiedete per me, e per tutte le donne che incontro ogni giorno, il coraggio di diventare quello che siamo, la forza di essere ciò per cui siamo state create.
Che Dio non ci permetta di smarrirci, nei marosi di una vita spesso troppo convulsa per lasciar spazio a noi stesse. 
Che la Vergine ci custodisca, e ci renda simili a Lei.

Grazie!
Amen!

giovedì 1 marzo 2012

Avete lo stesso occhio cattivo

«...Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.


Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!


Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità...»


[P.P. Pasolini - “Lettera ai giovani del PCI” - 1968]