giovedì 31 dicembre 2015

Te Deum

C'è chi, nelle ultimissime ore di questo 2015, ha espresso il suo "Te Deum": ovvero il suo ringraziamento per l'anno appena trascorso.
Fra questi, stupendo, il "Te Deum" di un grande...
«...Come possiamo non rimanere schiacciati da un mondo che ci umilia e dove conta solo il proprio istinto? È la Tua presenza l’unica ragione che mi fa aprire lietamente gli occhi ogni mattina...»
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sabato 26 dicembre 2015

Martiri di Natale,anche quest'anno

E anche quest'anno, mentre noi vivevamo serenamente il nostro Natale in famiglia, in altre parti del mondo esplodeva la tragedia. 
Almeno 14 persone proprio ieri sono morte in un attacco condotto da ribelli musulmani contro comunità cristiane nelle Filippine.
Fratelli uccisi mentre celebravano il Natale. 

venerdì 25 dicembre 2015

Buon Natale!

Un sincero augurio di sereno Natale a tutti i visitatori di questo piccolo blog.
E un pensiero particolare a chi sta soffrendo e faticando di più: ecco il Bambino che è venuto per abbracciare il dolore del mondo.
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martedì 15 dicembre 2015

Cap. 4 - Lenta la neve fiocca, fiocca

La neve aveva cominciato a scendere durante la notte e per tutta la giornata grandi fiocchi bianchi avevano continuato a volteggiare giù dal cielo grigio.
Cecilia era pazza di gioia: – Che meraviglia la prima neve!
– Se continua così – osservò Pipetto affacciandosi alla finestrella del fienile – domani potremo tirare fuori il bob!
– È come in quella poesia di Pascoli che ci ha letto il maestro: “Lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca”. Fra tre giorni è Natale e tutta questa neve è una favola. Se è tutto bianco di neve il Natale è più Natale. A proposito, lo sai che con mia zia sabato scorso abbiamo fatto anche noi il presepe? Con le colline di carta roccia e gli alberi di legno e il laghetto di stagnola e i prati di muschio e le casette di sughero e il cielo blu scuro con le stelle e la cometa... Devi
venire a vederlo appena puoi!
– Certo che verrò. E l’albero di Natale lo fai? – chiese Pipetto, che aveva da poco addobbato con luci colorate e festoni d’oro un abete vero, altissimo e folto, nel cortile davanti a casa.
– Sì, ma non sarà grande e bello come il tuo. Io volevo prendere un pino vero invece di quello di plastica, ma quella piaga della Carla ha detto che ne ha già abbastanza di porcherie in giro per la casa e la corona d’Avvento basta e avanza per riempire il tappeto di aghi di pino e il muschio del presepe lascia giù il terriccio e se in casa entra un abete vero esce lei. [...]
 

- Ehi, ma quella che passa laggiù non è tua zia?
Sulla strada che collegava Cassanico a Frazione San Giovanni, scendeva con passo deciso una sagoma slanciata, avvolta in una tuta da sci azzurra.
– Sì, è proprio lei – confermò Cecilia.

– Forse va a trovare la nonna.
– Uhm...
I due ragazzini si guardarono perplessi e subito si alzarono dal comodo mucchio di fieno. Era uno di quei momenti in cui la loro amicizia faceva scattare una sintonia speciale: non avevano bisogno di parlare, bastava un breve scambio
di sguardi per capirsi. Scesero la scala a pioli del fienile e si avventurarono lungo il sentiero coperto di neve. I loro doposci lasciavano goffe impronte a ogni passo.
– È sparita! – esclamò Cecilia guardando la strada deserta.
– Seguiamo le orme! – bisbigliò Pipetto con fare misterioso.
 

I due ragazzini raggiunsero la nitida scia che le pedule di Marta avevano lasciato sulla neve e cominciarono a seguirne il corso. Non era necessario essere Sherlock Holmes per riuscire nell’impresa: cinque minuti dopo, le impronte finivano esattamente davanti a casa Guerra.
– È andata dal tuo maestro – dedusse Pipetto.
– Strano, non sono malata e che bisogno c’è di farsi dare ancora i compiti?
Con estrema circospezione i due scivolarono all’interno del piccolo giardino e si avvicinarono carponi all’unica finestra da cui proveniva un fascio di luce.
– Sono in cucina... – bisbigliò Cecilia.
– Diamo un’occhiata, ma facciamo piano. Potrebbero scoprirci!
 

La finestra della cucina, trovandosi al pianterreno, era una pacchia per i curiosi. I ragazzini si alzarono in piedi lentamente, fino a sporgersi oltre il davanzale.
– Tua zia fa il minestrone...
– Alle cinque del pomeriggio? No, sta versando nella pentola del latte...

– Allora è cioccolata calda.
– Ecco perché ha chiesto alla Carla del cacao dopo pranzo! Ma ecco il maestro... Ha colto di sorpresa la zia alle spalle. È venuto a curiosare nella pentola.
– Dev’essere buona quella cioccolata: guarda con che piacere lui annusa il vapore – osservò Pipetto.
– Mi sta venendo un sospetto – mormorò la bambina quando vide il maestro circondare con le braccia la vita della zia.
– Che fa? Sta ancora annusando la cioccolata o le bacia il collo?
– Accidenti, Pipetto, forse non è molto carino spiare questo genere di cose.
– Non ti preoccupare, è già finita: lui se n’è andato.
– Però lei non è triste. Vedi? Sorride... Forse le piace molto fare la cioccolata.
 

Continuarono a spiare in silenzio per qualche minuto, immobili. Intanto la neve continuava a scendere a larghe falde coprendo di bianco i loro berretti.
Poi, all’improvviso, provarono una strana sensazione. Si voltarono all’unisono e videro alle loro spalle un uomo alto dal volto severo, che li stava osservando da un bel pezzo.
Era il maestro e l’espressione del suo viso non lasciava presagire nulla di piacevole.
 

– Scappiamo, Ceci! – sussurrò Pipetto allarmato, prendendola per mano e cercando di trascinarla via.
Ma l’amica era paralizzata dalla paura, e rimase immobile come un baccalà. Il ragazzino non se la sentì di abbandonarla e restò anche lui lì, nel giardino innevato, in silenzio.
L’uomo continuava a guardarli. Non si muoveva, non parlava. Sul suo giubbotto di renna cominciava a depositarsi il primo velo di neve. Ai due ragazzini parve che quel momento di tensione durasse un secolo.

– Dentro! – intimò, indicando loro il portoncino di ingresso.

[...] Restarono in silenzio, in piedi al centro del salone, fissando nel vuoto davanti a sé. Intanto la luce del crepuscolo lasciava spazio a un’oscurità di minuto in minuto più intensa, ma nessuno dei due osò accendere la lampadina
che penzolava dal soffitto.
Trascorse parecchio tempo prima che l’uomo ricomparisse.
La porta si riaprì e lasciò penetrare nel salone buio un ampio fascio di luce dorata. Fermo sulla soglia Italo Guerra li guardava in silenzio.
 

[...] – Venite di là.
I due seguirono docilmente il maestro, pronti ad accettare l’imminente punizione e si lasciarono condurre nel tinello.
La stanza, calda e ben illuminata, li accolse invece come un abbraccio consolante. Non c’erano strumenti di tortura ad attenderli. Al contrario, in piedi accanto alla credenza, Marta sorrideva con simpatia ai due monelli. E sul tavolo,
intorno alle pentola della cioccolata calda, c’erano quattro tazze e quattro fette di torta.
Pipetto e Cecilia, che almeno fino a quattro sapevano contare, capirono di essere stati perdonati.
– Mangiate, bevete e riscaldatevi. Siete pallidi come due cadaverini! – invitò Marta versando la cioccolata nelle tazze.
 

[...] Intanto fuori, nel buio della sera, la neve continuava a fioccare: lenta, lenta, lenta. 

[Tratto da: La camera bella di Laura Blandino - Piccola casa editrice - 2014] 
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giovedì 10 dicembre 2015

Tu, innamorato del mio niente

Papa Francesco durante la messa celebrata stamattina a Casa santa Marta, ha ricordato che Dio «ci chiede soltanto le nostre miserie, le nostre piccolezze, i nostri peccati, per abbracciarci, per accarezzarci». Perché Egli «si è innamorato di questa miseria, si è innamorato proprio di questa piccolezza».

Poi il papa ha aggiunto: «Tutti noi conosciamo le carezze dei papà e delle mamme, quando i bambini sono inquieti per lo spavento: ‘Non temere, io sono qui; Io sono innamorato della tua piccolezza; mi sono innamorato della tua piccolezza, del tuo niente’. Anche: ‘Non temere i tuoi peccati, Io ti voglio tanto bene; Io sono qui per perdonarti’. Questa è la misericordia di Dio».

E ancora: «Noi che siamo tanto nervosi, quando una cosa non va bene, strepitiamo, siamo impazienti… Invece Lui: ‘Ma, stai tranquillo, ne hai fatta una grossa, sì, ma stai tranquillo; non temere, Io ti perdono. Dammela’. Questo è quello che significa quando abbiamo ripetuto nel Salmo: ‘Il Signore è misericordioso e grande nell’amore’. Noi siamo piccoli. Lui ci ha dato tutto. Ci chiede soltanto le nostre miserie, le nostre piccolezze, i nostri peccati, per abbracciarci, per accarezzarci».

Come non desiderare di essere amati così? 
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domenica 6 dicembre 2015

Siamo nati e non moriremo mai più

Grazie a padre Vito e a Enrico Petrillo per il regalo che ci hanno fatto. La giornata di ieri è stata una di quelle esperienze che mettono in moto il cuore.
Chiedo a Chiara Corbella, per me e per le persone che amo, il dono di desiderare il suo stesso desiderio.
Voglio vivere così.
Voglio morire così. 



sabato 28 novembre 2015

Cap.1 - Corona d'Avvento

[...] Quando Chiara fu uscita, zia e nipote si misero all’opera.Cominciarono a intrecciare l’uno con l’altro i rami di abete raccolti durante il pomeriggio nel bosco del Tasso e dopomezz’ora l’aria tiepida della casa era già impregnata di un intenso profumo di resina.

– Credo che anche questa sera saremo sole a cena. Ci scommetti che Chiara mangia di sotto con papà e mamma? – disse Cecilia, annodando un pezzo di rafia.
Marta si strinse nelle spalle: – Passerà.
 

Il risultato del loro lavoro fu un’ampia e profumatissima ghirlanda che Marta pose al centro del tavolo in sala. Poi prese quattro candele rosse e le infilò equidistanti l’una dall’altra fra i rami verdissimi.
– Com’è bella! – esclamò Cecilia emozionata.
– È una corona d’Avvento, Adventskranz in tedesco – spiegò la zia.
– Proviamo a vedere che effetto fa con le candele accese?
– Non ancora, Ceci. Ne accenderemo una, una sola, questa sera, quando saremo finalmente tutti a casa.
– Perché una sola? – domandò delusa la bambina.
– Perché sta per iniziare la prima domenica di Avvento.
– E sabato prossimo?
– Ne accenderemo due. E così via, fino a Natale.


Erano quasi le nove quando, chiuso finalmente il negozio, la famiglia Ansaldi al completo poté godersi qualche minuto di pace. La corona d’Avvento piacque molto, perché era davvero bella e conferiva alla casa un’atmosfera natalizia
del tutto nuova. Chiara propose di collocarla su un tavolino basso tra il divano e le poltrone. In quel modo, ci si poteva sedere tutti intorno comodamente.
– Buon Avvento a tutti – augurò Marta, accendendo con un fiammifero una delle quattro candele rosse.


Poi imbracciò la chitarra e cominciò ad arpeggiare.
Intonò alcuni canti natalizi della tradizione francese, poi ne intonò alcuni in italiano che anche le ragazze conoscevano. Nacque ancora una volta un piccolo coro!
– È già tutto finito? – chiese contrariata Cecilia poco dopo, vedendo Marta che riponeva la chitarra.
– La zia deve uscire: ha un impegno – spiegò prontamente mamma Ansaldi.
– A quest’ora? E con questo freddo? Ma sei matta? – protestò la bambina.
– Non ficcare il naso negli affari degli altri – tagliò corto il padre. Ma il tono di voce non era affatto severo.


Fu in quel momento che Chiara comprese di non essere l’unica in famiglia a sapere. Del resto, era stato ingenuo da parte sua immaginare che i genitori non fossero a conoscenza dell’amicizia fra Marta e Italo Guerra. Da parecchio tempo, infatti, nelle conversazioni salottiere di Cassanico si parlava, peraltro con grande simpatia e ammirazione, del legame tra il maestro e la professoressa.
Con ogni probabilità, l’unica all’oscuro di tutto era proprio Cecilia: si era deciso così, per evitare che la ragazzina si sentisse “la nipote dell’amica del maestro”.
 

Marta scomparve nella camera bella, si preparò rapidamente e uscendo si affacciò a salutare ancora una volta: – Buonanotte a tutti!
– Notte, zia...
Chiara la guardò per un istante e subito pensò: “È bellissima”. I boccoli biondi che cadevano morbidamente sull’impermeabile, il fisico asciutto dai movimenti eleganti, gli occhi azzurrissimi evidenziati da una sottile linea di eye-liner, le labbra già atteggiate a sorriso e rese lucenti da un velo di rossetto chiaro... Tutto contribuiva ad accentuare quel non so che di cui Marta era naturalmente dotata. “Del resto – pensò Chiara – la zia ha classe perfino in pigiama e
ciabatte”.


[...]  Quella sera a letto la ragazza stentò a prendere sonno. Nella sua mente si affollavano suoni e immagini, come se stesse guardando contemporaneamente decine di film.
Si rigirò fra le lenzuola e cercò di mettere ordine fra i pensieri che le turbinavano in testa, come se fossero stati fotogrammi cinematografici da sistemare alla moviola. E l’uno dopo l’altro, guardò i diversi “film”.


“Ognuno ha la sua storia” pensò Chiara, annusando nell’aria il profumo di pino e di cera fusa, che dal salotto era arrivato fino in camera delle ragazze.
E sentì che nel suo cuore serpeggiava una specie di malinconia, perché quei film raccontavano, in realtà, la vita degli altri: parenti e amici a cui accadevano cose più o meno importanti. Mentre a lei, in fin dei conti, non capitava mai nulla di significativo. “I mesi volano e io passo il tempo guardando gli altri vivere” sospirò tra sé.

[...] 

[Tratto da: "La camera bella" di Laura Blandino - Piccola Casa Editrice, 2014]
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sabato 14 novembre 2015

Parigi, 13 novembre 2015

Je vous salue, Marie pleine de grâce; 
le Seigneur est avec vous.
Vous êtes bénie entre toutes les femmes 
et Jésus, le fruit de vos entrailles, est béni.
Sainte Marie, Mère de Dieu, 
priez pour nous pauvres pécheurs, 
maintenant et à l’heure de notre mort.
Amen.
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lunedì 2 novembre 2015

Cap. 8 - Il giorno dei morti

[...] Era un pomeriggio pieno di sole e il cimitero, così affollato e ricco di colori, sembrava quasi un luogo ameno in cui incontrarsi per una delle tante occasioni mondane dell’anno. [...]
– Se fossi morta mi farebbe piacere avere una bella tomba con tanti fiori colorati – osservò Cecilia tra sé e sé.
– Che stai dicendo? Che discorsi sono questi? – brontolò mamma Ansaldi, che aveva udito il commento.
– Perché? Preferiresti una tomba abbandonata e spoglia e tutta sporca?
– Insomma, piantala! Non mi sembra il caso di pensare a cose di questo genere!
– Ma a che cosa dovrei pensare in un cimitero?
Chiara intervenne: – Di’ un “Eterno riposo” e chiudi il becco.
“Sono proprio strambi i grandi – rifletté Cecilia. – Parlano sempre di cose serie, ma se poi uno tira fuori l’argomento più serio di tutti, si scandalizzano subito”.
– Vieni con me – mormorò allora la nonna, che era la sola in grado di capire queste cose e di parlarne con serenità.
– Dove mi porti?
– Dal nonno. O preferisci i convenevoli con le amiche di tua mamma?
– Per carità!
Il nonno riposava in un loculo in fondo alla parete orientale del cimitero. Il marmo era bianco e lucidissimo, perché la nonna non era come i più, che al cimitero ci vanno solo il giorno dei morti.
– Non me lo ricordo il nonno da vivo, però mi piace tanto in questa fotografia, sembra che sorrida...
– Era una persona molto allegra e affettuosa.
– Vi volevate bene, vero?
– Un bene grande così – e la nonna spalancò le braccia, sorridendo. Poi soggiunse: – Ogni anno, per il nostro anniversario di matrimonio, mi regalava un bel mazzo di rose rosse e io mi sentivo... come una regina!
Cecilia adorava questa nonna che, a dispetto del volto rugoso e dei capelli bianchi, era giovane, giovanissima: una delle persone più giovani del mondo! Non ricordava di averle mai sentito pronunciare una sola volta frasi come “Ah, i ragazzi d’oggi!”, o “Eh, ai miei tempi...”.
Verso le cinque del pomeriggio tutti fecero ritorno alle loro case. Solo Cecilia rimase ancora qualche minuto nel cimitero ormai deserto. Passeggiò nei vialetti, si guardò intorno, osservò le tombe più ricche di fiori.
Il mattino successivo in Frazione San Giovanni, quando la nonna aprì la porta di casa per andare a far la spesa all’emporio, trovò sulla soglia un grande mazzo di rose rosse. Al fiocco viola era attaccato un foglietto di quaderno:
“Il nonno non può più regalarti le rose, allora lo faccio io, perché ti voglio bene come lui e anche di più. Così ti sentirai di nuovo come una regina. Un bacione. Ceci”.
Quel mattino, in via del tutto eccezionale, sulle guance rugose della nonna scorsero abbondanti le lacrime.
 
[Tratto da: “La camera bella” di Laura Blandino]
 
 

mercoledì 23 settembre 2015

Primo giorno d'autunno

Sono più miti le mattine
e più scure diventano le noci
e le bacche hanno un viso più rotondo.
La rosa non è più nella città.
L'acero indossa una sciarpa più gaia.
La campagna una gonna scarlatta,
Ed anch'io, per non essere antiquata,
mi metterò un gioiello.


                                                (E. Dickinson)

mercoledì 2 settembre 2015

Io non mi faccio da me

«…Io non mi faccio da me, non sto facendomi da me. Non mi do l’essere, non mi do la realtà che sono, sono “dato”. È l’attimo adulto della scoperta di me stesso come dipendente da qualcosa d’altro… Sono perché sono fatto. Come la mia voce, eco di una vibrazione mia, se freno la vibrazione, la voce non c’è più. Come la polla sorgiva che deriva tutta dalla sorgente. Come il fiore che dipende in tutto dall’impeto della radice…»
 

[L. Giussani]
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lunedì 31 agosto 2015

"La mia percezione della bellezza"

Ieri si è spento Oliver Sacks, celebre neurologo inglese, professore alla New York University School of Medicine. E' stato anche autore di libri in cui ha testimoniato la sua esperienza con pazienti affetti da danni neurologici: come "L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello" e "Risvegli" (che nel ’90 divenne un film con Robin Williams e Robert De Niro, candidato a tre Oscar).

Pochi mesi fa, già malato terminale, così si esprimeva:

«...Qualche settimana fa, in campagna, lontano dalle luci della città, ho visto il cielo intero "spolverato di stelle". [...] Questo splendore celeste mi ha fatto improvvisamente capire quanto poco tempo, quanta poca vita, mi siano rimasti. La mia percezione della bellezza del paradiso, dell’eternità, era per me inseparabilmente mescolata con un senso di transitorietà — e di morte. Ho detto ai miei amici, Kate e Allen: "Mi piacerebbe vedere di nuovo un cielo come questo mentre muoio". "Ti porteremo fuori con la sedia a rotelle", mi hanno risposto...»
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sabato 8 agosto 2015

Libri Liberi

Per gli appassionati di libri e di lettura, lo scrittore Bruno Vallepiano ha programmato a Roburent (suggestiva località turistica del cuneese) una mini rassegna letteraria, dal titolo "Libri Liberi". 
Il primo appuntamento è stato proprio ieri sera, 7 agosto, con il romanzo "La camera bella" di Laura Blandino.

L'autrice - scrive il curatore della rassegna - "propone un libro intenso, la storia dei tormenti dell'adolescenza che emergono in mezzo alle vicende di una famiglia e di un paese come tanti. Un libro pieno di emozioni grandi e piccole, una storia di formazione che accompagna attraverso una lettura fluida e scorrevole".

Una serata riuscitissima, oltre ogni previsione.
Un relatore eccezionale: scrittore di professione e lettore per passione, che ha saputo raccontare "La camera bella" con una vivacità e un garbo sorprendenti.
Un anfitrione accogliente: la Pro Loco di Roburent, paesino di villeggiatura che costituisce per l'autrice (insieme con i suoi dintorni) un “luogo del cuore”.
Una location di impatto: l’antica “Confraternita Sant’Antonio”, recentemente restaurata e trasformata in sala polivalente.
Un pubblico splendido: sorprendentemente numeroso e sinceramente interessato, a dimostrazione del fatto che molti turisti non mandano in vacanza né il cervello, né il cuore.

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sabato 11 luglio 2015

Il travestimento di Dio

Oggi, all’età di 87 anni, è morto l’arcivescovo emerito di Bologna, il cardinale Giacomo Biffi: uno strudioso straordinario, un uomo di spirito, un grande innamorato.
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mercoledì 1 luglio 2015

Luglio

Oh estate
abbondante,
carro
di mele
mature,
bocca
di fragola
in mezzo al verde,
labbra
di susina sevatica,
strade
di morbida polvere
sopra
la polvere,
mezzogiorno,
tamburo
di rame rosso,
e a sera
riposa
il fuoco,
la brezza
fa ballare
il trifoglio,entra
nell'officina deserta;
sale
una stella
fresca
verso il cielo
cupo,
crepita
senza bruciare
la notte
dell'estate.


(Oh estate - di Pablo Neruda)
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lunedì 15 giugno 2015

Ma il mio cuore è gioioso

«Adesso sono in mezzo ai vivi come il ramo nudo il cui secco rumore fa paura al vento della sera. Ma il mio cuore è gioioso come il nido che ricorda e come la terra che spera sotto la neve. Perché so che tutto è dove deve essere e va dove deve andare: al luogo assegnato da una sapienza che (il Cielo ne sia lodato!) non è la nostra».

(O. V. Milosz, Miguel Mañara)
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lunedì 1 giugno 2015

Giugno

E' il mese dei prati erbosi e delle rose;
il mese dei giorni lunghi e delle notti chiare.
Le rose fioriscono nei giardini, si arrampicano
sui muri delle case. Nei campi, tra il grano,
fioriscono gli azzurri fiordalisi e i papaveri
fiammanti e la sera mille e mille lucciole
scintillano fra le spighe.
Il campo di grano ondeggia al passare
del vento: sembra un mare d'oro.
Il contadino guarda le messi e sorride. Ancora
pochi giorni e raccoglierà il frutto delle sue fatiche.



(Giugno - di Giosuè Carducci)
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sabato 23 maggio 2015

Tu, più vicino a me di me stessa

Pochi mesi prima della dua deportazione ad Auschwitz, Edith Stein scrive una delle sue preghiere più belle: l'intimo sposalizio dell'anima con lo Spitito Santo.
Ve ne offro alcuni versi, come dono per questa Pentecoste.

Chi sei tu, dolce luce, 
che mi riempie e rischiara l'oscurità del mio cuore? 
Tu mi guidi come una mano materna e mi lasci libero, 
così non saprei più fare un passo. 
Tu sei lo spazio che circonda il mio essere e lo racchiude in sé, 
da te lasciato cadrebbe nell' abisso del nulla, 
dal quale tu lo elevi all'essere. 
Tu, più vicino a me di me stessa 
e più intimo del mio intimo 
e tuttavia inafferrabile ed incomprensibile 
che fai esplodere ogni nome:
Spirito Santo - Amore eterno!
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domenica 17 maggio 2015

Al Salone del Libro 2015

Ieri pomeriggio, al Salone Internazionale del Libro (stand "Arena Piemonte") un giornalista de La Stampa ha intervistato con brio quattro autori esordienti, tra cui Laura Blandino, autrice de La camera bella

Così anche il primo romanzo della collana "Il cielo negli occhi" (Piccola Casa Editrice) ha potuto farsi conoscere da un pubblico inusuale, nella cornice di un evento prestigioso che ha dato visibilità al piccolo mondo della "Val Favero".


mercoledì 13 maggio 2015

La camera bella... si mette in gioco!


Chi l’ha detto che le presentazioni dei libri debbano essere tutte uguali? 

Sabato 16 maggio alle ore 19:00, presso il Salone Internazionale del Libro di Torino (stand Arena Piemonte) il romanzo "La camera bella" avrà l'opportunità di... mettersi in gioco!

L'autrice - Laura Blandino - parteciperà infatti a "Speed Book", un evento a metà fra la cultura e il divertimento: «il primo gioco-incontro dove gli autori per promuovere i propri libri hanno davvero i minuti contati».  
Un giornalista del quotidiano “La Stampa” svolgerà il ruolo di intervistatore e moderatore.

Divertimento assicurato, ma soprattutto la consapevolezza che alla fine... vince chi legge!



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sabato 2 maggio 2015

Io non vorrei dimenticare

È trascorso appena un mese dal massacro di 147 giovani cristiani presso l’Università di Garissa in Kenya. Erano ragazzi, coetanei dei miei figli.
Sui giornali e in rete non se ne parla quasi più.
Io non vorrei dimenticare. 
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venerdì 1 maggio 2015

Secondo lo stesso principio delle cattedrali.

1° Maggio.
Festa dei lavoratori.
Questi versi di Péguy sono una piccola perla.

Un tempo gli operai non erano servi.
Lavoravano.
Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore.
La gamba di una sedia doveva essere ben fatta.
Era naturale, era inteso. Era un primato.
Non occorreva che fosse ben fatta per il salario, o in
modo proporzionale al salario.
Non doveva essere ben fatta per il padrone,
né per gli intenditori, né per i clienti del padrone.
Doveva essere ben fatta di per sé, in sé, nella sua stessa natura.
Una tradizione venuta, risalita da profondo della razza,
una storia, un assoluto, un onore esigevano che quella gamba di sedia
fosse ben fatta.
E ogni parte della sedia fosse ben fatta.
E ogni parte della sedia che non si vedeva era lavorata con
la medesima perfezione delle parti che si vedevano.
Secondo lo stesso principio delle cattedrali.
E sono solo io — io ormai così imbastardito — a farla adesso tanto lunga.
Per loro, in loro non c’era neppure l’ombra di una riflessione.
Il lavoro stava là. Si lavorava bene.
Non si trattava di essere visti o di non essere visti.
Era il lavoro in sé che doveva essere ben fatto.

                                                                                      (Charles Peguy)
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domenica 19 aprile 2015

Vedere, toccare, sperimentare

Non conosco la paternità di quest'immagine, non so chi l'abbia elaborata; era appesa nella bacheca della mia cucina fin dal 2010, fra liste della spesa e post-it di famiglia. Questa mattina ho voluto scannerizzarla per voi, come augurio: che questa nuova ostensione possa essere per molti la risposta al desiderio di vedere, toccare, sperimentare un Amore più grande.
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lunedì 13 aprile 2015

Due mesi fa...

All'indomani del massacro, molti ne parlavano.
Oggi il martirio di quei ventun giovani copti sta già scivolando nel silenzio.
Mi permetto di ricordarli, a due mesi esatti di distanza.

«Il nome di Gesù è stata l'ultima parola affiorata sulle loro labbra - spiegava Anba Antonios Aziz Mina, Vescovo copto cattolico di Giuzeh - Come nella passione dei primi martiri, si sono affidati a Colui che poco dopo li avrebbe accolti. E così hanno celebrato la loro vittoria, la vittoria che nessun carnefice potrà loro togliere. Quel nome sussurrato nell'ultimo istante è stato come il sigillo del loro martirio». 


Santi martiri copti, pregate per noi.
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domenica 5 aprile 2015

Buona Pasqua!


E la Pasqua arrivò in una fresca mattina di inizio aprile. Tra pendii verdi e alberi in fiore la campagna assomigliava a una cartolina.

Camminando verso Frazione San Giovanni, Marta inspirava profondamente l’aria frizzante e abbracciava con sguardo insaziabile la bellezza intorno a sé…

Arrivò in prossimità della borgata e costeggiò l’albicocco che ormai, perduti i fiori rosa, iniziava a produrre le prime minuscole foglioline.

“Ciao nonna, tu sei già dentro la Pasqua. Proteggi le nostre nipotine. E magari un po’ anche me!”.

                                                [Tratto da: "La camera bella" di Laura Blandino]
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mercoledì 1 aprile 2015

È un Tu che domina



Cari amici, all'inizio di un nuovo triduo pasquale vorrei condividere con voi un breve spunto di riflessione, nella speranza che possa aiutarci a vivere questi giorni intensamente.
E con lo sguardo fisso su Gesù.

«Adesso c'è la Settimana Santa;
se uno il Giovedì Santo, il Venerdì Santo,
il Sabato Santo, la Pasqua,
in questi quattro giorni va dentro
senza guardare in faccia Cristo e basta,
ma con la preoccupazione dei peccati
o della perfezione
oppure delle cose da meditarci su,
viene fuori stanco
e riprende le cose come prima.
Guardare in faccia Cristo, invece, cambia.
Ma perché cambi,
bisogna guardargli in faccia veramente,
col desiderio del bene,
col desiderio della verità:
"Di tutto sono capace Signore,
se sto con te che sei la mia forza";
è un tu che domina,
non delle cose da rispettare»
 
[Luigi Giussani, «Si può vivere così», pag. 237]
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