giovedì 31 dicembre 2015

Te Deum

C'è chi, nelle ultimissime ore di questo 2015, ha espresso il suo "Te Deum": ovvero il suo ringraziamento per l'anno appena trascorso.
Fra questi, stupendo, il "Te Deum" di un grande...
«...Come possiamo non rimanere schiacciati da un mondo che ci umilia e dove conta solo il proprio istinto? È la Tua presenza l’unica ragione che mi fa aprire lietamente gli occhi ogni mattina...»
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sabato 26 dicembre 2015

Martiri di Natale,anche quest'anno

E anche quest'anno, mentre noi vivevamo serenamente il nostro Natale in famiglia, in altre parti del mondo esplodeva la tragedia. 
Almeno 14 persone proprio ieri sono morte in un attacco condotto da ribelli musulmani contro comunità cristiane nelle Filippine.
Fratelli uccisi mentre celebravano il Natale. 

venerdì 25 dicembre 2015

Buon Natale!

Un sincero augurio di sereno Natale a tutti i visitatori di questo piccolo blog.
E un pensiero particolare a chi sta soffrendo e faticando di più: ecco il Bambino che è venuto per abbracciare il dolore del mondo.
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martedì 15 dicembre 2015

Cap. 4 - Lenta la neve fiocca, fiocca

La neve aveva cominciato a scendere durante la notte e per tutta la giornata grandi fiocchi bianchi avevano continuato a volteggiare giù dal cielo grigio.
Cecilia era pazza di gioia: – Che meraviglia la prima neve!
– Se continua così – osservò Pipetto affacciandosi alla finestrella del fienile – domani potremo tirare fuori il bob!
– È come in quella poesia di Pascoli che ci ha letto il maestro: “Lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca”. Fra tre giorni è Natale e tutta questa neve è una favola. Se è tutto bianco di neve il Natale è più Natale. A proposito, lo sai che con mia zia sabato scorso abbiamo fatto anche noi il presepe? Con le colline di carta roccia e gli alberi di legno e il laghetto di stagnola e i prati di muschio e le casette di sughero e il cielo blu scuro con le stelle e la cometa... Devi
venire a vederlo appena puoi!
– Certo che verrò. E l’albero di Natale lo fai? – chiese Pipetto, che aveva da poco addobbato con luci colorate e festoni d’oro un abete vero, altissimo e folto, nel cortile davanti a casa.
– Sì, ma non sarà grande e bello come il tuo. Io volevo prendere un pino vero invece di quello di plastica, ma quella piaga della Carla ha detto che ne ha già abbastanza di porcherie in giro per la casa e la corona d’Avvento basta e avanza per riempire il tappeto di aghi di pino e il muschio del presepe lascia giù il terriccio e se in casa entra un abete vero esce lei. [...]
 

- Ehi, ma quella che passa laggiù non è tua zia?
Sulla strada che collegava Cassanico a Frazione San Giovanni, scendeva con passo deciso una sagoma slanciata, avvolta in una tuta da sci azzurra.
– Sì, è proprio lei – confermò Cecilia.

– Forse va a trovare la nonna.
– Uhm...
I due ragazzini si guardarono perplessi e subito si alzarono dal comodo mucchio di fieno. Era uno di quei momenti in cui la loro amicizia faceva scattare una sintonia speciale: non avevano bisogno di parlare, bastava un breve scambio
di sguardi per capirsi. Scesero la scala a pioli del fienile e si avventurarono lungo il sentiero coperto di neve. I loro doposci lasciavano goffe impronte a ogni passo.
– È sparita! – esclamò Cecilia guardando la strada deserta.
– Seguiamo le orme! – bisbigliò Pipetto con fare misterioso.
 

I due ragazzini raggiunsero la nitida scia che le pedule di Marta avevano lasciato sulla neve e cominciarono a seguirne il corso. Non era necessario essere Sherlock Holmes per riuscire nell’impresa: cinque minuti dopo, le impronte finivano esattamente davanti a casa Guerra.
– È andata dal tuo maestro – dedusse Pipetto.
– Strano, non sono malata e che bisogno c’è di farsi dare ancora i compiti?
Con estrema circospezione i due scivolarono all’interno del piccolo giardino e si avvicinarono carponi all’unica finestra da cui proveniva un fascio di luce.
– Sono in cucina... – bisbigliò Cecilia.
– Diamo un’occhiata, ma facciamo piano. Potrebbero scoprirci!
 

La finestra della cucina, trovandosi al pianterreno, era una pacchia per i curiosi. I ragazzini si alzarono in piedi lentamente, fino a sporgersi oltre il davanzale.
– Tua zia fa il minestrone...
– Alle cinque del pomeriggio? No, sta versando nella pentola del latte...

– Allora è cioccolata calda.
– Ecco perché ha chiesto alla Carla del cacao dopo pranzo! Ma ecco il maestro... Ha colto di sorpresa la zia alle spalle. È venuto a curiosare nella pentola.
– Dev’essere buona quella cioccolata: guarda con che piacere lui annusa il vapore – osservò Pipetto.
– Mi sta venendo un sospetto – mormorò la bambina quando vide il maestro circondare con le braccia la vita della zia.
– Che fa? Sta ancora annusando la cioccolata o le bacia il collo?
– Accidenti, Pipetto, forse non è molto carino spiare questo genere di cose.
– Non ti preoccupare, è già finita: lui se n’è andato.
– Però lei non è triste. Vedi? Sorride... Forse le piace molto fare la cioccolata.
 

Continuarono a spiare in silenzio per qualche minuto, immobili. Intanto la neve continuava a scendere a larghe falde coprendo di bianco i loro berretti.
Poi, all’improvviso, provarono una strana sensazione. Si voltarono all’unisono e videro alle loro spalle un uomo alto dal volto severo, che li stava osservando da un bel pezzo.
Era il maestro e l’espressione del suo viso non lasciava presagire nulla di piacevole.
 

– Scappiamo, Ceci! – sussurrò Pipetto allarmato, prendendola per mano e cercando di trascinarla via.
Ma l’amica era paralizzata dalla paura, e rimase immobile come un baccalà. Il ragazzino non se la sentì di abbandonarla e restò anche lui lì, nel giardino innevato, in silenzio.
L’uomo continuava a guardarli. Non si muoveva, non parlava. Sul suo giubbotto di renna cominciava a depositarsi il primo velo di neve. Ai due ragazzini parve che quel momento di tensione durasse un secolo.

– Dentro! – intimò, indicando loro il portoncino di ingresso.

[...] Restarono in silenzio, in piedi al centro del salone, fissando nel vuoto davanti a sé. Intanto la luce del crepuscolo lasciava spazio a un’oscurità di minuto in minuto più intensa, ma nessuno dei due osò accendere la lampadina
che penzolava dal soffitto.
Trascorse parecchio tempo prima che l’uomo ricomparisse.
La porta si riaprì e lasciò penetrare nel salone buio un ampio fascio di luce dorata. Fermo sulla soglia Italo Guerra li guardava in silenzio.
 

[...] – Venite di là.
I due seguirono docilmente il maestro, pronti ad accettare l’imminente punizione e si lasciarono condurre nel tinello.
La stanza, calda e ben illuminata, li accolse invece come un abbraccio consolante. Non c’erano strumenti di tortura ad attenderli. Al contrario, in piedi accanto alla credenza, Marta sorrideva con simpatia ai due monelli. E sul tavolo,
intorno alle pentola della cioccolata calda, c’erano quattro tazze e quattro fette di torta.
Pipetto e Cecilia, che almeno fino a quattro sapevano contare, capirono di essere stati perdonati.
– Mangiate, bevete e riscaldatevi. Siete pallidi come due cadaverini! – invitò Marta versando la cioccolata nelle tazze.
 

[...] Intanto fuori, nel buio della sera, la neve continuava a fioccare: lenta, lenta, lenta. 

[Tratto da: La camera bella di Laura Blandino - Piccola casa editrice - 2014] 
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giovedì 10 dicembre 2015

Tu, innamorato del mio niente

Papa Francesco durante la messa celebrata stamattina a Casa santa Marta, ha ricordato che Dio «ci chiede soltanto le nostre miserie, le nostre piccolezze, i nostri peccati, per abbracciarci, per accarezzarci». Perché Egli «si è innamorato di questa miseria, si è innamorato proprio di questa piccolezza».

Poi il papa ha aggiunto: «Tutti noi conosciamo le carezze dei papà e delle mamme, quando i bambini sono inquieti per lo spavento: ‘Non temere, io sono qui; Io sono innamorato della tua piccolezza; mi sono innamorato della tua piccolezza, del tuo niente’. Anche: ‘Non temere i tuoi peccati, Io ti voglio tanto bene; Io sono qui per perdonarti’. Questa è la misericordia di Dio».

E ancora: «Noi che siamo tanto nervosi, quando una cosa non va bene, strepitiamo, siamo impazienti… Invece Lui: ‘Ma, stai tranquillo, ne hai fatta una grossa, sì, ma stai tranquillo; non temere, Io ti perdono. Dammela’. Questo è quello che significa quando abbiamo ripetuto nel Salmo: ‘Il Signore è misericordioso e grande nell’amore’. Noi siamo piccoli. Lui ci ha dato tutto. Ci chiede soltanto le nostre miserie, le nostre piccolezze, i nostri peccati, per abbracciarci, per accarezzarci».

Come non desiderare di essere amati così? 
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domenica 6 dicembre 2015

Siamo nati e non moriremo mai più

Grazie a padre Vito e a Enrico Petrillo per il regalo che ci hanno fatto. La giornata di ieri è stata una di quelle esperienze che mettono in moto il cuore.
Chiedo a Chiara Corbella, per me e per le persone che amo, il dono di desiderare il suo stesso desiderio.
Voglio vivere così.
Voglio morire così.